Alessio Del Debbio. Tutti scriviamo per essere letti

di Sergio Villani

Proviamo a conoscerci meglio: usa una sola frase per descriverti.

Ti rispondo con una citazione da “Il signore degli anelli”: La via prosegue senza fine, lungi dall’uscio dal quale parte. A me piace seguire la via e sperare che non abbia fine, conoscere luoghi e persone, osservare, capire e poi, magari, rielaborare su carta.

 

Scrivere è un passatempo o qualcosa di più?

Scrivere è vivere, scrivere è viaggiare, scrivere è una passione. Mi è sempre piaciuto scrivere, fin dai tempi dei temi delle superiori (sempre di otto colonne e spesso consegnati “in brutta”, dato che non avevo tempo di ricopiarli, con gran disperazione della mia professoressa che doveva faticare non poco a leggere la mia scrittura!), una passione che ho coltivato leggendo, documentandomi, seguendo corsi e laboratori di scrittura, ma soprattutto dando libertà alla mia mente e alla penna (ora alla tastiera, ahimè) di creare, ogni volta, mondi fantastici. Scrivere è il mestiere più bello del mondo e il più libero, perché ti permette di spaziare tra tempi e luoghi senza restrizioni, generare mondi, modellare persone e caratteri, far cadere imperi e innalzare onori a nuovi Dei. Credo che gli scrittori “veri” siano proprio coloro che amano e sono appassionati di ciò che la penna può creare, sia per diletto che per lavoro, ma sempre con il cuore.

 

Il racconto che ci hai inviato ha una genesi particolare?

“Il mercante di sogni” è ispirato a varie leggende locali, note nella zona delle Apuane e della Lucchesia. Mi piaceva scrivere un testo che fosse sia fantastico che ambientato in questa zona.

Alessio Del Debbio 2

Ti capita spesso di prendere spunto da racconti e leggende tipici dei luoghi che descrivi nei tuoi racconti?

Molti dei miei racconti fantastici sono ispirati a leggende locali. Un modo, da un lato, di ricordare vecchie leggende e evitare che vadano perdute, e dall’altro anche di valorizzare il territorio, scegliendo ambientazioni locali e non le solite cittadine americane. Tutte le leggende citate in “Il mercante di sogni” sono ben note nella mia zona, dagli streghi sui Serpenti Volastri alle fate della cascata dell’Acquapendente fino a Lucida Mansi. Mi sono soltanto limitato a “romanzarle”.

 

Come dici tu, il protagonista del racconto è il Diavolo, ma a ben guardare egli appare un “santo” in confronto agli uomini; qual è la tua considerazione dell’essere umano?

L’uomo crea i suoi demoni. Bene e male sono soltanto concetti e idee che mutano nel tempo e nelle società. Per cui anche il Diavolo non è altro che la rappresentazione di un’insoddisfazione insita nell’animo dell’uomo che, non pago di ciò che ha, vuole sempre di più, vuole altro, creando le sue ambizioni e cercando un modo per realizzarle. Lui ne è consapevole e sfrutta quindi le debolezze degli uomini che, quasi sempre, tendono a cedere, preferendo la via più facile, anziché resistere e lottare, seguendo magari la via più dura e impegnativa. Ho una bassa considerazione, quindi, dei deboli d’animo, dei lassisti e di chi non ha abbastanza coraggio da lottare per cui crede, al contrario apprezzo i (pochi) altri.

 

Questa domanda è d’obbligo: venderesti la tua anima al Diavolo pur di diventare uno scrittore di successo?

Beh, dovremmo definire quando uno scrittore è di successo. Certo, tutti scriviamo per essere letti, per comunicare, per portare un messaggio, ma alla luce della realtà editoriale italiana, e del basso tasso di lettura diffuso, credo che più che di numeri uno scrittore debba ragionare in termini di qualità, forza e originalità del messaggio. Per cui, personalmente, apprezzerei di più ritrovarmi con un circolo fedele di lettori, aperti, appassionati, curiosi, che non una massa di seguaci ma che non ha idea di cosa scriva davvero. In tal caso magari un pensierino potrei farcelo.

 

Qual è il libro che ti ha fatto innamorare della letteratura?

“Lo hobbit” di Tolkien, primo libro che ricordo di aver letto. Era uno di quei libri “del comodato” che davano alle medie, per invogliare alla lettura, e nel mio caso ha funzionato tantissimo. Penso di averlo divorato in pochi giorni. Mi ha dato la spinta per avvicinarmi alla lettura e approfondire il genere fantastico, sia con altri libri di Tolkien che di altri autori, stranieri e italiani.

 

Quale scrittore vorresti come tuo mentore e perché?

Luca Tarenzi. Perché è geniale, frizzante, originale e ha dato una ventata di aria fresca alla letteratura fantastica italiana, ricordandoci che l’urban fantasy non è (soltanto) Twilight ma anche storia, mitologia e leggenda. Adoro e ammiro il modo in cui imbastisce le sue storie, attingendo elementi dalle più diverse mitologie e culture, mescolandoli a leggende locali e a eventi storici, creando romanzi che, pur nella loro cornice fantastica, sembrano reali. Da questo punto di vista è stato un vero e proprio maestro. Credo che non riuscirò più a fare un giro per Milano senza immaginare che in quella strada o su quel palazzo c’è stata una battaglia tra angeli e demoni o il risveglio di qualche creatura sovrannaturale.

 

Ultima domanda: come hai scoperto “Con.tempo” e quale consiglio ci daresti per migliorarlo?

Grazie al mio insegnante di Scrittura Creativa, Mirko Tondi, che ci ha portato a far leggere il numero uno della rivista, contenente un suo racconto. L’ho trovata subito ben fatta, piacevole da sfogliare ma anche da presentare, un modo per veicolare cultura e raggiungere potenziali lettori, invogliandoli con letture veloci. Personalmente continuerei con questa strada, con riviste brevi e numeri a tema.

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