Mirko Tondi. Mischiare le cose

di Elisa Zuri

Mirko Tondi lavora come educatore di comunità e scrive per case editrici e in ogni altri occasione gli capiti: si dice che manchino solo oroscopi e necrologi. Per con.tempo ha scritto ‘Ipotesi sulla scomparsa di un corpo’. Noi siamo andati a cercarlo nelle cineteche di film in bianco e nero, che ama, per fargli qualche domanda.

 

Cosa e perché scrivi? Perché hai scelto la forma del racconto?

Anche se ultimamente sto provando a “partorire” dei romanzi, scrivo più che altro racconti. È la forma che preferisco, e forse mi viene anche meglio: un po’ perché riesco a conciliarla col poco tempo a disposizione e un po’ perché mi permette di essere più incisivo. Da qualche anno porto avanti uno stile che mescola fantastico e umoristico, ma mi trovo spesso a scrivere anche racconti noir: infatti sta per uscire una mia raccolta di brevi storie noir.

10751729_10205218152042608_681591385_n

Il tuo racconto è un dialogo serrato con immagini molto chiare, una scena teatrale che non richiede adattamento. Secondo te cosa possono fare la letteratura ed il teatro l’uno per l’altra?

Credo di essere stato influenzato dal fatto che per anni sono stato l’autore dei testi di una compagnia teatrale. In ogni caso, amo i dialoghi e ci spendo su parecchio tempo. Suppongo che tra letteratura e teatro ci sia un rapporto bidirezionale: si contaminano e alimentano reciprocamente. Per quanto mi riguarda, mi piace mischiare le cose, facendo in modo che nella storia si confondano le forme e si incrocino i generi. Oltre al teatro, cerco di attingere anche dal cinema, dall’arte e dalla musica, con riferimenti più o meno dichiarati.

 

Il tuo racconto si apre e si chiude con una scomparsa misteriosa. La soluzione ai nostri conflitti può venire da circostanze apparentemente irrazionali?

Mi piacciono i racconti di Poe, Maupassant e Cortázar. Ognuno di loro, in maniera diversa, privilegia sempre una componente legata alla sfera dell’incomprensibile, del mistero. Dell’irrazionale, appunto. Immagino che in certe situazioni sia l’inconscio a guidarci, senza alcuna logica stabilita, ma devo dire anche che ho dovuto prendere una laurea in psicologia per formulare una frase come questa…

 

Roberto Cotroneo ha scritto “Un tempo l’ironia era indice di intelligenza ma soprattutto di verità. Oggi l’ironia è sempre falsa. Non svela: nasconde e inganna”. Cosa ne pensi? 

Ho paura che più che altro siano cambiati gli interpreti, oltre che ai tempi. Non voglio fare il solito nostalgico, però una volta c’era gente come Italo Calvino, Achille Campanile, Ennio Flaiano. Un sorriso te lo strappavano anche quando dicevano una cosa seria. L’ironia di oggi, per la maggior parte, non è né sottile, né ricercata, ma è greve, punta spesso al doppio senso o alla volgarità gratuita. E tende soprattutto a scioccare, a spettacolarizzare. Certo, ha ragione Cotroneo: è un’ironia che mira a far ridere e quindi falsa. Una volta c’era invece un’ironia che faceva pensare, c’era il non detto. Oggi si dice fin troppo, ma ciò che rimane in superficie è qualcosa di inautentico, lontano dalla verità.

1907915_10205218147082484_2022327156572121227_n

Cos’è più indelebile tra un tatuaggio, un pigiama con gli aeroplanini rossi ed un piatto di risotto in bianco con fagiolini lessi?

Domanda difficile. Tutto sommato, credo che il pigiama con gli aeroplanini rossi sia più indelebile degli altri, perché nel mio racconto rappresenta le imposizioni genitoriali, insomma un certo retaggio dell’infanzia, diventato persino trauma nel mio personaggio.

 

Veniamo a con.tempo. Una rivista di racconti può aiutare a combattere il “prurito” senza sparire? Cosa può fare per crescere?

Sopravvivere nel mercato editoriale vivendo solo di donazioni è già una sfida coraggiosa. Abbiamo bisogno di imprese del genere, in un momento in cui c’è molta paura in giro, paura di rischiare. Certo, io col cavolo che avrei rischiato… no, scherzo! Direi poi che abbiamo alle spalle un’eccezionale tradizione di scrittori di racconti, ma negli ultimi anni si è privilegiato molto la forma del romanzo, senz’altro più commerciale. Bene quindi che ci siano riviste come con.tempo che cercano di rinverdire il panorama letterario, dando nuova linfa ai racconti. Per crescere, secondo me basta non perdere la propria identità e insistere con le proprie idee. Sono un maledetto romantico, del resto.

One thought on “Mirko Tondi. Mischiare le cose

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *