Fernando Fazzari. Imparo a scrivere leggendo

di Daniele Corsi

 

Fernando Fazzari nasce a Lamezia Terme nel 1981. Vive e lavora (non di scrittura) a Firenze. In rete lo trovate su vari siti, tra cui thrillermagazine.it e nextstation.org. Il suo blog è fernandofazzari.wordpress.com. Per il #numerozero di con.tempo ha scritto “Un battito di ciglia”. Al momento, sta inseguendo un romanzo che corre più veloce di lui.

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Raccontaci qualcosa sulla tua formazione e sui tuoi interessi.

Ho sempre avuto una passione per la letteratura di genere, noir e science fiction, soprattutto: Leonard, Lansdale, Manchette, Macchiavelli, Vonnegut, Raymond, Dick, Ballard, Burroughs… ma anche Sciascia, Calvino, Fenoglio. Ho iniziato a scrivere quindici anni fa scimmiottando Lovecraft, Bloch e compagnia scrivente. Sarà banale, ma imparo a scrivere leggendo. Per la mia formazione sono stati importanti anche l’esperienza giornalistica su Thriller Magazine e l’adesione al movimento connettivista che fa della fusione tra i generi uno dei suoi punti programmatici.

 

Cosa pensi dei laboratori di scrittura creativa o della didattica della scrittura?

Niente in contrario, anche se la mia esperienza è del tutto negativa. Ho seguito un corso che mi ha dato come unico risultato un conto in banca più leggero. Ho imparato molto di più confrontandomi con altri scrittori e collezionando i rifiuti di editor e case editrici. Forse ho scelto quello sbagliato.

 

Com’è nata l’idea di “Un battito di ciglia”?

“Un battito di ciglia” era solo un appunto che aspettava il momento giusto per diventare un racconto. L’idea centrale – quella delle migliaia di foto che vengono scattate ogni giorno in una città turistica come Firenze e l’alta possibilità di finirci dentro senza volerlo – è maturata grazie al tema proposto per il numero zero di con.tempo, l’attimo prima del confine: la suggestione di un otturatore che ruba istanti di vita. È un omaggio a Kurt Vonnegut, scrittore di confine per eccellenza, fra coloro che è riuscito nell’impresa di cancellare le frontiere tra generi letterari.

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Secondo il tuo punto di vista, in questo momento storico chi sta narrando in modo più interessante la città di Firenze a livello nazionale o internazionale?

Marco Vichi e Vanni Santoni, ognuno in maniera diversa, ma entrambi con efficacia. Firenze non è solo un bellissimo sfondo da porre dietro una storia, ma una città reale, fatta di persone e contraddizioni: se questi due elementi vengono messi a fuoco bene, la narrativa di qualità viene da sé.

 

Cosa ne pensi dell’esperienza di “con.tempo”?

Molto stimolante, davvero. Da ripetere, magari…

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