Mandaci il tuo racconto

Prima di inviare il vostro racconto, leggete bene questo sito: con.tempo non è un concorso, ma una rivista che pubblica racconti con un tema comune e diverso per ogni numero. Se volete vedere un vostro testo pubblicato, potete inviare il vostro racconto tramite una e-mail contenente nel testo il vostro nome, cognome, indirizzo email, indirizzo di posta tradizionale e titolo del vostro racconto a:

racconti@contempo.cc

e allegando il testo in formato .doc o .docx; il nome del file deve avere questa forma:

titolo_del_racconto.doc oppure titolo_del_racconto.docx

Racconti inviati in altri formati o con altre modalità non saranno presi in considerazione. Dato l’alto numero di racconti che riceviamo, non siamo in grado di fornire commenti o valutazioni sui racconti che decidiamo di non pubblicare. Informeremo tutti, invece, se il racconto sarà selezionato per la pubblicazione o meno.

Potrete inviare un unico racconto, inedito, di massimo 10,000 battute (spazi inclusi) per ogni numero di con.tempo. Per essere considerato inedito un racconto non deve essere stato pubblicato né su carta, né online ad eccezione di blog personali dell’autore; non deve essere stato premiato in concorsi o aver ricevuto menzioni da riviste o siti web.

 

Al momento non accettiamo racconti.

I racconti per il #numerocinque sono in fase di lettura. Grazie a tutti gli autori.

Il tema del #numerocinque è “Trauma comico” 

 

I racconti per il #numeroquattro sono già stati selezionati e pubblicati. Grazie a tutti quelli che ci hanno scritto. Tutti i racconti dovevano essere scritti a partire dal seguente incipit:

“Dieci Minuti: facile, nessun problema. Dieci minuti, diceva. In dieci minuti si fuma una sigaretta, si uccide un uomo, si fa male l’amore. Dieci minuti, accidenti a te”.

 

I racconti per il #numerotre della rivista sono già stati selezionati e pubblicati. Grazie a tutti quelli che ci hanno scritto. Il tema del #numerotre era:

Il tema del #numerotre è Dietro le quinte

Dietro le quinte: oscenità.

Dietro le quinte si rivela ciò che la finzione del palcoscenico nasconde.

Dietro le quinte, come nella vita, si nasconde un palcoscenico. Lo chiamiamo verità

Apparenza o essenza? Realtà o verità? Si è più veri, a volte, quando cerchiamo di interpretare chi vogliamo essere.

Viene fuori l’uomo, obbligato a togliere la maschera di un personaggio e costretto a fare i conti con se stesso.

Ma, dietro le quinte, non sempre c’è qualcosa di losco, di orribile. Dietro le quinte qualcuno nasconde ciò che di bello dà e riceve. In modo che gli altri non lo rovinino.

La forza dirompente di quello che è ancora in potenza, l’eccitazione della vigilia. Quello che è dietro le quinte deve ancora essere costruito, eppure ha in sé il senso e ogni possibilità. È il tempo del coraggio, dei respiri profondi. Poi si accendono le luci.

Dietro le quinte è quel gusto di scoprire (a volte solo immaginare) che ci sia qualcosa di non dichiarato, nascosto alle spalle di quello che chiamiamo ‘la realtà dei fatti’: nasce così la ‘dietrologia’. È lo sguardo di chi non è più innocente, di chi da bambino si è fatto adulto.

Dietro le quinte si nasconde il senso delle cose; ciò che accade al di là delle apparenze. Esploriamo i mondi che ci crescono dentro, noi stessi e ciò che ci circonda. Dietro le quinte esplode la voglia di una nuova consapevolezza.

Dietro le quinte abbiamo aspettato che toccasse a noi. Abbiamo visto entrare tutti gli altri, recitare bene, recitare male. Abbiamo dato delle gran pacche sulle spalle a chi usciva, pensando: “vedrai, ora tocca a me”. Sperando: “ora mi chiamano di sicuro”.

 

I racconti per il #numerodue della rivista sono già stati selezionati e pubblicati. Grazie a tutti quelli che ci hanno scritto. Il tema del #numerodue era:

Il tema del #numerodue è “Simmetrie”

Ogni pensiero, ogni azione, ogni scelta, ne porta dentro un’altra, simmetrica e diversa, opposta a volte, a volte solo ribaltata. Ogni passo, ogni frase, potrebbero essere tutt’altro. E questo ramificato labirinto di possibilità infinite, gli esseri umani lo chiamano vita o mondo.

Le simmetrie sono rifugi sicuri della mente, che in un mondo privo di certezze trova riparo e conforto nelle ripetizioni prevedibili.

Le simmetrie sono qualcosa di distorto, una forzatura, una maschera messa a tutti i nostri caos che altrimenti non saremmo in grado di fronteggiare.

Simmetria è il riconoscersi guardandosi allo specchio. È il contatto ripreso con te stesso. Occhi negli occhi, ma sono sempre i tuoi.

A volte capita di camminare, anche a lungo, tra cordiali lontananze e poi, all’improvviso, di riconoscersi in uno sguardo che viene da un’altra storia e parla con la stessa identica luce.

Fare all’amore. Sentirsi uno ma essere due. Gli occhi guardano nella stessa direzione, le mani unite davanti alle labbra. I corpi si uniscono in un unico profondo abbraccio. Le simmetrie dell’amore sono le labbra di lei contro quelle di lui, la corolla dei loro denti tatuata, dopo un morso, sulle loro spalle. I due corpi fianco a fianco distesi nel letto. Il silenzio di lui è il silenzio di lei.

Una simmetria è un riflesso, sia esso proveniente da un semplice specchio o dagli occhi di un’altra persona, all’interno del quale un uomo può leggere se stesso per scoprire il proprio Mr. Hyde

 

I racconti per il #numerouno della rivista sono già stati selezionati e pubblicati. Grazie a tutti quelli che ci hanno scritto. Il tema del #numerouno era:

Il tema del #numerouno  è “Una Voce di Notte”

Una voce di notte è, prima fra tutte, la nostra. È il momento in cui ci parliamo faccia a faccia, il momento in cui non possiamo più mentire perché, come è noto, “non si bara al solitario”.

In ogni caso, è quella voce che, quando chiudi gli occhi, ti prende per mano e ti guida lungo il filo dei pensieri; ha un suono familiare e non fa paura neanche se dice la verità.

O chissà, più semplicemente una voce di notte è una serenata, un innamorato, un ubriaco, un pazzo o un passante che fischia e canterella tornando a casa tardi.

Una voce di notte è un urlo o un bisbiglio che interrompe il silenzio, un suono improvviso che rompe la perfezione statica delle ore notturne.

I demoni, ad esempio, parlano solo di notte, avvolti in specchi scuri e stanze solitarie. Stipati nella follia degli uomini, nelle loro paure. Una voce lugubre che nessuno ascolta.

Ci sono cose che di giorno non hanno spazio e che di notte lo spazio se lo prendono, immagini che si impongono audaci davanti agli occhi, temute e desiderate. Di notte non c’è bisogno di coraggio. Di notte siamo leoni. Di notte le voci si alzano. Di notte, quanta vita.

 

I racconti per il #numerozero della rivista sono già stati selezionati e pubblicati. Grazie a tutti quelli che ci hanno scritto. Il tema del #numerozero era:

L’attimo prima del confine è quando ti dicono: “cinque minuti” e sei in piedi, in silenzio, con il respiro corto, i muscoli tesi, in mente il vuoto assoluto, il corpo che si muove lentamente con il respiro. E poi via! In scena.

È quello spazio prima e dopo la soglia della porta di casa: la linea che ti separa dal mondo, chiunque varca quel limite entra ed esce dalla tua vita.

È quando l’intera tua esistenza si affida al coraggio di un semplice passo in avanti, quel lasciare ogni sicurezza, quell’aggrapparsi a qualcosa di invisibile che sta oltre il prossimo passo.

È l’istante del non ritorno. Resta l’intima speranza che qualcosa (o qualcuno?) lo attraversi, a permetterci di giurare: “anche se per un attimo, sono esistito”.

È l’incontro fra la paura e l’ attrazione per l’ignoto.

È un’esitazione che coglie appena prima del confine. Esitiamo così prima di prendere un treno che ci porta via, prima di chiudere una casa per l’ultima volta, prima di baciare qualcuno.

È il momento di equilibrio precario prima che le cose prendano una certa direzione, quel momento in cui le cose non sono ancora indelebili, irrimediabili, irrecuperabili.

È quello stare in equilibrio su spazi liminali e non esser tentati dal volgere lo sguardo indietro. Ignavo chi vi sosta troppo a lungo, futurista chi subito li penetra, geniale chi riesce a immortalarli.

Oppure è dentro ogni piccolo e quotidiano passo che fai in avanti. Fra le pieghe di ogni giorno della tua esistenza può nascondersi quell’attimo e quel confine. Ogni istante può essere quello buono. Magari non lo sai ed è già alle tue spalle.

7 thoughts on “Mandaci il tuo racconto

  1. Partire da “zero” significa credere in quello che si sta facendo, pensare da “zero” significa sentirsi parte di quel pensiero, condividere da “zero” significa che “il nulla in realtà contiene il tutto”. Complimenti e buon lavoro!

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