Gli Scriptomanti. Associazione a delinquere di stampo narrativo.

di Guia Bigazzi

 

Gli Scriptomanti sono gli autori di uno dei racconti del nostro #numeroquattro: “Operazione Sherazade”. Conosciamo un po’ meglio questo duo di scrittori che si nascondono (e si svelano) dietro uno pseudonimo.

Come è nata l’idea di scrivere un racconto a quattro mani?

Scriptomanti: Come Scriptomanti gestiamo insieme un blog di racconti brevi e sperimentali; l’associazione a delinquere di stampo narrativo per noi è la prassi.

Come si è svolto il lavoro?

Scriptomanti: Nulla di troppo bizantino: tutto è nato dalla volontà di non esplorare i soliti clichè thriller-noir o legati alle distorsioni temporali; una volta trovato il mood, inteso come ambientazione e tono leggero, abbiamo trascorso un pomeriggio facendo brainstorming per gettare le basi. Visto che comunque c’è una duplicità all’interno della struttura stessa del racconto, ci è venuto naturale “dividerci i compiti”. Dopo aver scritto la prima parte, ho mandato la bozza a Benny, che ha proseguito con la seconda metà. Sulla base quindi di ciò che avevamo scritto, ci siamo accordati su come concludere la storia. Per il resto si è trattato solo di riletture e correzioni.

Parlateci di voi: chi siete, come è nata la vostra amicizia?

Mozzo: Ci siamo conosciuti in università; siamo tra i più grandi esperti di morfometria geometrica in italia. E se non avete idea di cosa sia la morfometria geometrica o non ne avete mai sentito parlare, è perché adottiamo gli stessi regolamenti del fight club.Quando ci siamo resi conto di essere più competenti dei nostri mentori, ce ne siamo andati, decidendo di provare a eccellere anche in altri campi. Io per esempio so fare degli origami modulari stupendi.

Se non sapete cosa siano gli origami modulari, è perché adottiamo gli stessi regolamenti della morfometria geometrica (ride).

Benny: Aggiungo che il collante degli esordi è stato senza dubbio l’heavy metal. La prima volta che ci incontrammo il Mozzo indossava una felpa degli Iron Maiden e io una maglietta dei Behemoth. Come si dice: il resto è storia.
SelfieMod

Come è nata la vostra comune passione per la scrittura?

Mozzo: I primi scritti concreti sono di Benny; io mi limitavo a condividere con lui tutti i pensieri e le fantasie più strane, stupide e malate che mi venissero in mente. Ora sa bene che quando inizio una frase con “E se…”, entro la fine della settimana avrò un racconto da fargli leggere.

Poi lui ha proposto l’idea del blog e da allora sono cominciati i pomeriggi di delirio al Convitto (la nostra torteria sabauda di riferimento). Quando i nostri porgetti di storytelling ad alta voce hanno attirato l’attenzione della nostra cameriera preferita fu quasi un obbligo per noi continuare, anche solo per fare i pavoni con la coda spalancata. D’altra parte, lo stesso Gideon Defoe ha ammesso di aver scritto Pirati! per fare colpo su una ragazza.

Benny: Sì, è vero. Avere accesso diretto alla fantasia sfrenata (e delirante) del Mozzo è per me un privilegio. Tanto per dire: uno dei nostri primi progetti, per ora rimasto incompiuto, terminava con il lungo quanto sofferto monologo di una vacca. Scherzi a parte, i pomeriggi al Convitto oltre che essere molto produttivi sono un grande spasso, credo risieda qui l’energia che ci spinge a continuare. Senza nulla togliere alle grazie della cameriera, ovviamente.

Quali sono gli autori che più vi hanno aiutato a crescere, che vi hanno influenzato maggiormente?

Mozzo: Philip K. Dick, H.P. Lovecraft, China Mieville. Alan Moore e Garth Ennis per quanto riguarda i fumetti. Potrei semplicemente definirmi un nerd, ma da quando ho dichiarato di odiare Tolkien, hanno strappato la mia tessera di socio. Sono un grande appassionato di new weird e un accanito sostenitore della mescolanza di generi.

Benny: John Fante, Borges, George Saunders, Joe Lansdale. Divoro numerosi libri “commerciali”, in fondo ho iniziato a leggere con Wilbur Smith. Leggo anche diversi saggi, trovo che siano un fonte inesauribile d’ispirazione; quelli a cavallo fra fiction e realtà sono i miei preferiti, per esempio i lavori di Emmanuel Carrère.

Ogni scrittore ha i suoi riti, rivelateci i vostri: cosa fate per trovare l’ispirazione?

Mozzo: Il Convitto, appunto. Lunghi pomeriggi a esplorare gli scenari più impensati, a ritrarre i personaggi più improbabili e a violentare i cliché più banali davanti un cappuccino e una fetta di cheescake. A volte riceviamo strane occhiate preoccupate da parte della clientela meno avvezza alla presenza degli Scriptomanti. (Tra l’altro, cheesecake è maschile o femminile?)

E poi, i viaggi in treno. La tratta Ciriè-Torino Dora è la più grande fucina di idee, per quanto mi riguarda.

Benny: Io di solito faccio così: mi viene un’idea, la segno sul taccuino, la porto al Convitto quando ci incontriamo per sragionare in santa pace e poi la espongo al Mozzo. A quel punto può succedere di tutto. (Credo che sia indifferente, basta che sia buona!)
Teatro

Questo numero di con.tempo è stato un po’ diverso rispetto agli altri, perché al posto di un tema abbiamo suggerito un incipit; secondo voi è stato più complesso scrivere un racconto in questo modo? Avreste preferito un tema?

Mozzo: Per me è stata una manna dal cielo, soprattutto se legato a un limite di parole. Con temi più generici, tendo a produrre pagine e pagine a decine.

Benny: Una modalità interessante e originale; credo che si tratti di un binario più stretto rispetto al semplice tema, e quindi più stimolante.

Come è stato collaborare con con.tempo?

Mozzo: Per me è stata la prima collaborazione esterna al blog, e devo dire di essermi trovato benissimo. Ottima comunicazione via mail e gestione delle tempistiche. Ho trovato molto stimolante il lavoro di editing che non si è limitato alle mere correzioni ma anche a veri e propri suggerimenti e spunti che magari non avevamo preso in considerazione.

Benny: Sono d’accordo, ritengo che un lavoro di revisione accurato possa migliorare (e di molto) un racconto. Siamo blogger compulsivi, quindi i nostri pezzi non passano molto tempo in laboratorio prima di essere esposti in vetrina; lavorare a più riprese su “Operazione Sherazade” ci ha permesso di essere più precisi del normale.

Avete altri progetti in mente per il futuro?

Mozzo: Portare avanti il progetto Scriptomanti: con il repertorio di racconti pubblicati durante tutto il 2015 stiamo pensando di realizzare un ebook di raccolta e ad altre collaborazioni con riviste e concorsi per farci conoscere un po’ di più. Inoltre stiamo pianificando un laboratorio di narrazione sperimentale a Torino dove accogliere i numerosi cultisti della scriptomanzia che vagano allo stato brado per la città. E ovviamente invitare la cameriera del Convitto a prendere un caffè.

Benny: Lascio al Mozzo il privilegio caffè, altrimenti quando questa intervista verrà pubblicata ridiventerò single. Baggianate a parte: cercateci online, leggeteci, piaceteci su Facebook e se avete voglia di buttarvi insieme a noi nella scrittura, venite ai nostri laboratori. Stay brutal!

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