Maurizio Mari. Scrivere come uno scultore: in levare

di Silvia Costantino

Per prima cosa, ti chiederò di parlarci di te, in poche righe: i tuoi interessi, le tue letture…

Ho quarantasette anni e lavoro nel mondo delle spedizioni. Vivo a Prato, assieme al mio compagno. Leggo da quando mi hanno insegnato a farlo. Alcuni autori sono diventati, nel tempo, dei punti di riferimento e di ammirazione: Bassani, Moravia, Scerbanenco, Ian McEwan, Piero Chiara, Thomas Mann o un grande romanziere ungherese come Ferenc Körmendi. Altri sono stati degli innamoramenti passeggeri, poi abbandonati: Stephen King e David Leavitt, due su tutti. Ricordo da bambino i gialli Mondadori, disseminati per casa da mia madre, e che mi divertivo a leggere. Sono felice quando capitano le belle scoperte, come un racconto che ho appena finito di leggere: Non guardare adesso di Daphne du Maurier, pura suggestione, terrore, emozione. È questo che continua a divertirmi della lettura, il piacere della scoperta, il gusto di aggirarsi in un territorio ancora da esplorare. Per il resto, sono appassionato di cinema e musica (le canzoni sono racconti, no?) e mi piace, per divertimento, camminare e fotografare: due modi, in fondo, per osservare ciò che ho intorno e coglierne i dettagli, i particolari.

 

…e le tue scritture: ti ricordi il tuo primissimo racconto? A che età lo hai scritto, e per chi?

A differenza della lettura ho cominciato a scrivere solo quattro anni fa. Ogni tanto qualcuno, conoscendo la mia curiosità e amore per i libri, mi domandava perché non scrivessi: semplicemente non ne sentivo l’esigenza. L’inizio è stato per caso: in un periodo di tensione emotiva al lavoro, ho scoperto una “via di fuga”. Mi sedevo davanti al pc buttando giù qualche pensiero, ricordo e condividendolo sulla mia pagina Facebook. Poi tutto questo ha preso la forma del racconto. Ho cominciato a inventare delle vite, come delle piccole biografie, sicuramente influenzato da Pontiggia, altra mia passione letteraria. Il primo racconto degno di questo nome l’ho scritto, appunto, nei primi mesi del 2013, per me. Ricordo di aver provato, rileggendolo, una forte emozione; l’ho sottoposto ad una cara amica. Mentre lei procedeva con la lettura, io, di nascosto, ne spiavo la reazione: alla fine si è sciolta in un gran pianto e questo mi ha gratificato.Trovo sia molto bello riuscire a emozionare attraverso le parole. Un’immagine è stata il punto di partenza per quella prima storia: una bambina stanca che gioca in una stanza vuota. Da questo sono partito per raccontare una vicenda di abuso sessuale domestico. Fin da subito ho provato a cimentarmi con temi forti, quali tabù, dolori, perdite, provando a esplorare la “parte oscura” che è dentro gli uomini e le loro reazioni quando sono esposti a forti tensioni emotive.

 

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Prediligi le storie lunghe o la brevità?

Prediligo il racconto breve, entro le quattro cartelle. È proprio il mio formato, un abito tagliato su misura. Credo che in uno spazio “breve” si possano condensare al meglio le emozioni per farle poi detonare. Insomma, solo racconti. Non ho romanzi nascosti nel cassetto.

 

In che modo ti prepari alla scrittura di qualcosa?

Poco sopra ho spiegato la genesi di uno dei miei primi racconti. Altre volte è diverso. Ricordo un dopopranzo: mentre camminavo verso casa mi è venuta in mente la storia di un uomo perbene, un professore che si rifugiava all’estero, per allontanarsi fisicamente dal fratello, un assassino. Ecco, appena rincasato mi sono messo al pc e ho scritto, di getto, un mini romanzo, raccontando il senso di colpa dal punto di vista del fratello innocente. Oppurfe due anni fa, durante un pranzo, un’amica mi ha raccontato la vicenda del suo trapianto di reni; le sue parole mi hanno ispirato la storia di una dimissione, proprio il percorso fisico verso casa dopo mesi di ospedale, articolando la storia di due sorelle unite da questo dolore. Non studio un racconto, non preparo uno schema, non stabilisco prima il numero dei personaggi. Comincio a scrivere partendo da un’immagine, da un’idea, dalle parole di qualcuno ed è buffo vedere come, a volte, la narrazione si “sposti” da tutt’altra parte. Mi capita raramente di buttar via un racconto, o interromperlo. Quasi sempre riesco a portare in fondo l’idea di partenza, a costruirci intorno una storia; anche se non sempre il risultato è come l’ho pensato. Basta essere curiosi e immaginare cosa c’è dietro le comuni vicende della vita e la “penna” è pronta a partire. Il mio compagno se ne accorge subito e chiede se ho la “vena”: tradotto significa che mi sto per immergere nella scrittura!

 

Il tuo racconto, “Una nuova estate”, segue un ritmo interessante, il tempo si condensa e si dilata continuamente. Come hai pensato di costruirne la struttura? Quanto c’è di ragionato e quanto di istinto?

Nella mia scrittura c’è molto istinto. Per questo, come ho spiegato nell’intervista per il #numerotre, sono assolutamente convinto della necessità di un lavoro di editing. Scrivere di getto va bene ma poi si deve intervenire per smussare, precisare, mettere a fuoco, correggere. Mi piace lavorare come uno scultore che intaglia il marmo, in levare. Scrivere di getto e poi, togliere materiale per raggiungere un risultato migliore. Nel caso di Una nuova estate l’ho scritto in una serata, utilizzando fin dal principio la scansione in capitoli, ciascuno dedicato a un personaggio, a un evento o una stagione. L’incipit mi ha suggerito da subito un tempo stringente, decisivo, inesorabile. L’unica incertezza iniziale riguardava “l’estensione” del conto alla rovescia; non voglio svelare troppo ma immaginavo di raccontare solo “gli ultimi dieci minuti” della vita del protagonista; poi l’idea mi è sembrata banale e l’ho ribaltata, articolando la narrazione tra passato e presente e concedendomi perfino il divertimento di utilizzare tempi verbali diversi per ciascun capitolo, facendo convergere il tutto nell’epilogo, quasi un racconto a sé, in cui si “tirano le fila” ed esplodono le suggestioni dell’incipit.

 

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Il protagonista è un uomo disarmato eppure feroce, un violento un po’ narcisista e un po’ ingenuo… cosa ti ha ispirato nella creazione di questo personaggio?

Mi piacciono le luci e le ombre. Nessuno di noi, salvo eccezioni, è assolutamente buono o cattivo. In questo caso volevo arrivare a far provare un’emozione per un uomo violento, quasi una tenerezza nei suoi confronti. Nel racconto, a parte il tema che affronto nel finale e che non voglio svelare, non c’è un giudizio morale. C’è una narrazione quasi fredda, cronachistica, lo svolgersi della vita di un uomo feroce e narciso. E la sua conclusione. Diciamo che “suggestioni d’oltre oceano”, vicende dolorose di condanne sono sicuramente rispuntate fuori durante la scrittura.

 

La tua è una delle storie più cupe di tutto il numero. Cosa ha fatto scattare la molla, nell’incipit che ti abbiamo dato?

L’idea del tempo che può essere riempito con un gesto seriale e banale come “fumare una sigaretta” oppure con un gesto definitivo e gravido di conseguenze come “uccidere un uomo”. Mettendo insieme le due immagini descritte con “far male l’amore” mi è venuta in mente la storia di un uomo che è un assassino feroce, incapace di fare l’amore in cui trova spazio, alla fine, pure un’ultima sigaretta rifiutata… Quanto alla cupezza, non sono d’accordo. Certo la storia è claustrofobica, dura, eppure non manca una via di fuga, seppure tragica.

 

E dovessi scegliere un sentimento, uno solo, per descrivere il tuo racconto, quale sarebbe?

Il sentimento che pervade il racconto, prima sotto traccia, poi esplicito è l’isolamento, la barriera emotiva e fisica, l’incapacità di comunicare con il mondo esterno….

 

Infine: quale canzone associeresti alla lettura, e perché?

Rispondo d’istinto: Perfect day di Lou Reed. Semplicemente perché le parole e la musica si sposerebbero perfettamente con l’immagine del mio protagonista che cammina da solo, in estate, lungo la spiaggia al tramonto e nasconde pensieri dolorosi in contrasto con la calma esterna. E poi, a ben pensarci, perché anche lui ha qualcosa che lo trattiene e di cui riesce a liberarsi solo alla fine del suo giorno perfetto.

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