Francesco Bencini. Una persona che scrive

di Sergio Villani

 

Rompiamo subito il ghiaccio: raccontaci un episodio che possa farci capire chi sei.

Domanda non facile per uno come me, non abituato a parlare di sé. Sicuramente una buona fonte di episodi significativi è la mia grande passione, mi accompagna ormai da circa vent’anni, le arti marziali, il tai chi in particolare, di cui sono diventato insegnante. Non credevo fosse una strada che sarei stato in grado di percorrere, ma ora mi è impossibile immaginare un futuro senza le soddisfazioni e l’affetto che riescono a trasmettermi i miei studenti: a volte a parole, a volte con un messaggino o anche con un semplice “grazie”.

 

Come si è evoluto il tuo percorso di scrittore?

Mi fa strano parlare di me come scrittore, se non semplicemente come persona che scrive nel senso più lato del termine. Quando scrivo è soprattutto come esternazione di alcuni pensieri che occupano i pensieri: metterli nero su bianco mi aiuta a riordinare le idee. Onestamente, è da poco che mi sono cimentato nella scrittura di racconti, finora le uniche cose che avevo scritto perché fossero lette erano delle composizioni in rima per qualche amico o filastrocche, ai tempi del liceo, per non lasciare il compito di matematica in bianco. Scrivere racconti è un’attività che mi piace e mi diverte, quindi confido di continuare a farlo: lo staff della redazione è avvertito!

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Hai un genere preferito?

Non direi di avere un genere preferito. Mi piacciono i gialli: seguire il percorso delle indagini, farne uno mio e vedere se alla fine era corretto. Diciamo che generalmente evito romanzi con un linguaggio troppo descrittivo o romanzi con trame leggere. Vorrei solo avere più tempo per leggere, considerando che sono alla fine del mio percorso di studi e quando leggo è sempre un libro per l’università.

 

Come nasce l’idea per il racconto che ci hai inviato?

Il racconto nasce da una serie di idee buttate un po’ alla rinfusa su un pezzo di carta. Il tema proposto mi ha intrigato e volevo elaborare qualcosa che uscisse dal contesto ‘teatro’, che mi sembrava l’idea più facile da sviluppare, ma anche la meno attraente. Ho pensato a chi potesse agire nell’ombra, ai vari contesti nei quali ciò avviene fino ad arrivare al campo dell’editoria; allora ho visualizzato la figura del ghostwriter, immaginandone la frustrazione di dover stare sempre nell’anonimato senza mai poter godere dei meriti di ciò che scrive.

 

Il protagonista del racconto vive nell’ombra, ma con la volontà di essere famoso; cosa saresti disposto a fare per realizzare il tuo sogno più grande?

A gettare qualcuno in piscina! Scherzo. Penso farei tutto ciò che non vada contro la mia etica: non convivo bene con i sensi di colpa, preferisco avvicinarmi il più possibile alla realizzazione di un sogno ed essere a posto con la mia coscienza piuttosto che raggiungerlo ed essere inquieto.

 

Nella tua vita ti è mai capitato di vivere dietro le quinte?

Qualche volta; una volta ho anche fatto il ghost-translator, termine che non credo esista. Per fare un po’ di esperienza ho fatto una traduzione a nome di un’altra persona, ma, a differenza del protagonista del mio racconto, io ero soddisfatto così. Al liceo, invece, ho passato qualche compito, anche se in realtà molti ero io a copiarli. In generale non mi capita spesso di farlo, ma quando succede cerco di non far trapelare niente all’esterno, in modo da poter agire liberamente nell’ombra.

 

Quali libri metteresti in valigia per un lungo viaggio?

Probabilmente me ne porterei pochi, alcuni che ho veramente apprezzato, come per esempio “Il vecchio e il mare” ed altri che mi hanno sempre incuriosito e che avrei finalmente il tempo di leggere, come qualche autore sudamericano come Cortázar o Márquez. In un lungo viaggio probabilmente cercherei di godermi l’esperienza e magari mi porterei tanti fogli bianchi ed una penna, cosicché ne possa scrivere e averne memoria.

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Quale scrittore del passato vorresti essere?

Ernest Hemingway, magari con un epilogo differente. È uno scrittore che ho conosciuto durante il mio percorso universitario e che ho subito apprezzato. Non nego che parte del merito vada anche al professore che teneva il corso. Mi piace molto il suo modo di scrivere, diretto, senza troppi fronzoli, ma incredibilmente efficace. Inoltre non si può dire che Hemingway non abbia vissuto una vita piena di esperienze indelebili, viaggiando in giro per il mondo.

 

In futuro pensi che riuscirai laddove il tuo protagonista non ha avuto successo: pubblicare un tuo libro che ti renderà famoso?

L’idea non mi dispiacerebbe affatto, non riesco neanche a immaginare quanto possa essere gratificante poter diventare uno scrittore. Vedere che le persone apprezzano ciò che scrivi, che riesci a trasmettere delle emozioni e a trascinarli in una storia con le parole. Ma preferisco essere realista, ad ora scrivere rimane un piacevolissimo hobby, che sono deciso a continuare. Magari un giorno pubblicherete un mio nuovo racconto e sarò ancora più entusiasta, poi basta, altrimenti mi monto la testa, compro una villa con piscina e assumo un ghostwriter. Forse non è una buona idea!

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