Marco Parracciani. Scrivere è una scusa per viaggiare

di Alberto Di Matteo

Continuiamo ad incontrare le voci del nuovo numero di con.tempo. Marco Parracciani si racconta e, davvero, ci fa piacere stupirci di quello che fa.

 

Marco Parracciani, ci racconti: lavora? Studia? O entrambe le cose?

Ho ventinove anni, abito in Mugello e il prossimo lunedì mi laureo in Infermieristica a Firenze. Ho già una laurea in Media e Giornalismo e ho sempre lavorato nell’ambito della comunicazione fra giornali, soprattutto sportivi, radio e televisione locali. Nel 2011 ho deciso di tornare a un mio vecchio amore rimettendomi totalmente in gioco e mi sono iscritto nuovamente all’università; fra pochi giorni sarò un infermiere a tutti gli effetti, non avrei potuto fare scelta migliore di questa. Ogni tanto ritornare sui propri passi fa più che bene.

 

Dove vive? E dove ha vissuto? E in che modo i luoghi dove vive e ha vissuto hanno influenzato il suo scrivere?

Sono nato a Castel del Piano, un piccolo paese sul Monte Amiata in provincia di Grosseto ma ho vissuto gran parte della mia vita fra Firenze e il Mugello; l’anno scorso sono andato ad abitare per quattro mesi in Finlandia per dei tirocini universitari ed è lì che si è risvegliata definitivamente la mia passione per la scrittura, che avevo chiuso in un cassetto tornando sui “banchi universitari”. Sarà stato l’ambiente stimolante o l’affrontare una nuova esperienza ma non ho resistito, ho aperto un blog e sono tornato alle mie origini, riprendendo racconti vecchi di anni e ricominciando a pensarne di nuovi; devo ringraziare la Finlandia se sono tornato a scrivere seriamente.

Salo_Finlandia_2014

Scrivere perché? A quale suo bisogno corrisponde?

Scrivo perché mi piace, anche se in realtà penso sia un retaggio genetico. Mia madre ha lavorato per molti anni in varie Case Editrici italiane e ho una casa letteralmente piena di libri; lettura e scrittura sono sempre state due compagne fedeli in ogni periodo della mia vita e il “bisogno” di scrivere deriva soprattutto da ciò. In più sono molto curioso e considero la scrittura il mezzo ideale per documentarsi e approfondire qualsiasi argomento, mettendo in pratica ciò che si è, per così dire, imparato. E perché no, è anche una scusa in più per viaggiare!

 

Da cosa è nato “Come pesci fuor d’acqua”, il racconto pubblicato sul nostro #numerodue?

Ho visto il tema del numero due sul sito della rivista e mi è piaciuto da subito, svilupparlo per me è stata una vera e propria sfida. Prima di scrivere “Come pesci fuor d’acqua” avevo fatto un paio di prove ma non mi convincevano del tutto; mi sono messo a preparare la cena e ho visto Klaus, il mio pesce rosso, che sguazzava di fronte a me come sempre. Ho smesso di prepararmi da mangiare, sono tornato di corsa al computer e ho iniziato a scrivere.

 

Dicono che in quello che si scrive c’è sempre qualcosa di autobiografico. Il racconto narra la simmetria tra la prigionia di un soldato e quella di un pesciolino rosso. Se ce lo può dire, cosa c’è della sua vita in questa storia?

Ho quasi sempre scritto racconti biografici, sia per me che come esercizio quando ho frequentato nel 2010 un corso di scrittura creativa. Questa è la prima volta che mi sono cimentato in un racconto che, credevo, non parlasse di me, ma quando l’ho riletto la prima volta mi sono accorto di aver scritto il mio racconto più autobiografico. Descrive la mia condizione di questi ultimi tre anni, scanditi da un notevole problema alle ossa. Spesso sono stato costretto a letto ma ciò non mi ha fermato e ho raggiunto tutti i miei obiettivi, al massimo i dolori lancinanti di questi ultimi tempi mi hanno solo rallentato. Ho sempre vissuto la mia esistenza come uno strappo continuo fra cose che volevo e potevo fare con il sottofondo dei miei molteplici problemi fisici che dalla nascita hanno condizionato, e condizionano tuttora, la mia vita, ma fin da subito non mi sono mai precluso niente. A tanti sembrerà una frase scontata, ma è proprio nel cercare di superare i miei limiti che ho trovato la forza per fare tutto ciò che mi passava per la testa, ricavandone soddisfazioni uniche.

Turku_Finlandia_2014

Quali sono le altre sue esperienze di scrittura? Ha già pubblicato? E come si aspetta che possa evolvere il suo scrivere?

È la prima volta che un mio lavoro viene pubblicato, quando è arrivata la mail di conferma non stavo più nella pelle. E la successiva esperienza di editing è stata molto interessante: mi ha messo di fronte al mondo della scrittura professionale, fantastico. Continuerò sicuramente a scrivere; in questo ultimo periodo sono stato assorbito dalla tesi ma fra qualche giorno tornerò a mettermi alla prova con nuove idee e confrontarmi con me stesso con impegno e dedizione, diviso fra i miei problemi di salute e le immense gioie che la mia vita mi regala, come faccio ormai da ventinove anni.

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