Arturo Mugnai. Scrivere aiuta

di Guia Bigazzi

 

In attesa del #numerodue di con.tempo, iniziamo a parlare con gli autori che vedranno il loro racconto pubblicato Cerchiamo di conoscerli, in attesa di leggerli. Arturo Mugnai è il primo. 

Parlaci un po’ di te; anzi, facciamo un gioco: se vivessi in un romanzo, che personaggio saresti?

Se dovessi scegliere qualcuno che mi rappresenta all’interno dei (pochi) romanzi che ho letto, partirei sicuramente da un’analogia anagrafica: Arturo de L’isola di Arturo di Elsa Morante. Ho letto quel libro diverse estati fa e, se c’è qualcosa che fa sì che io possa identificarmi in quell’Arturo lì, probabilmente è la curiosità. No, non sono isolano e non amo particolarmente il mare. Al di là dei personaggi sulla carta, ho 24 anni, mi sono laureato in psicologia e ora cerco di capire come meglio oltrepassare quel confine oltre il quale non si è più studenti. Scrivere aiuta.

Come hai iniziato a scrivere? C’è stato un evento in particolare (o una persona magari) che ti ha spinto a intraprendere questa avventura?

Non saprei come davvero ho cominciato a scrivere. Il primo testo che mi ricordo di aver scritto, però, è il tema dell’esame della quinta elementare. La traccia erano i sogni e io scrissi di voler diventare un famoso e muscoloso nuotatore. Ovviamente non è andata così.

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“I miei gemelli”, che sarà pubblicato sul nostro #numerodue, è il tuo primo racconto? Lo hai scritto apposta per con.tempo? Cos’altro hai scritto?

“I miei gemelli” è un racconto che ho scritto ad hoc per la vostra rivista: una cara amica mi regalò una copia del #numerouno facendomi promettere che all’uscita successiva ci avrei almeno provato. Così son venuti fuori i due gemelli del racconto e quella strana simmetria. Scrivo solitamente su un blog personale il cui nome rimanda al gergo calcistico (Tutto Regolare) e su una rivista online creata con un caro amico. Nelle valanghe ormonali dell’adolescenza scrivevo anche poesie per le ragazze con risultati simili al nuotatore di cui sopra.

Si sa, ogni artista ha la sua fonte di ispirazione e le sue manie: qual è la tua? E quando proprio non riesci a trovarne cosa fai? Hai dei rituali appositi?

Sono dell’idea che quando l’ispirazione non c’è, non c’è. Passo infatti lunghi periodi, anche mesi, senza scrivere nulla. Se c’è però una cosa che mi invita a scrivere, qualsiasi cosa, è il caffè, soprattutto se preso nella tazza grande. Ecco, il caffè ora che mi ci fate pensare è come un amuleto.

Ci sono scrittori, di prosa o di poesia, che ti hanno influenzato o a cui ti rivolgi quando sei in difficoltà?

Per anni ho letto e ammirato Valerio Massimo Manfredi. Lo scudo di Talos rimane uno dei miei libri preferiti in assoluto. Manfredi mi faceva davvero tornare indietro nel tempo; la cura dei particolari, l’attenzione alla coerenza storica. Non credo mi abbia influenzato, anche perché non ho mai scritto qualcosa su quello stile e in quell’ambito. Adoro alcune riviste e certi giovani giornalisti che inseguo sui social network.

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Come è nata l’idea per questo racconto? Conosci in prima persona dei fratelli gemelli?

Sì conosco almeno tre coppie di gemelli, ma non ho pensato a nessuna di queste nello scrivere il racconto. L’idea è nata perché ho applicato il concetto di simmetria alle persone e la prima manifestazione che mi è venuta in mente in questo senso sono stati proprio i gemelli. Volevo parlare di persone.

Tu hai fratelli? Com’è il tuo rapporto con loro?

Ho un fratello minore e non mi somiglia affatto, per l’appunto. Siamo in due dunque, uno somiglia alla mamma e uno somiglia al babbo. Mi considero invidioso nei suoi confronti per diversi aspetti, soprattutto fisici. Con lui ho un ottimo rapporto, anche se ci vediamo davvero poco. Lui scrive di basket: non si azzarderebbe a scrivere qualcosa di sé per nessun motivo al mondo.

Il tuo racconto si chiude con un colpo di scena: come hai trovato questa idea? In realtà, la vicenda si sarebbe potuta concludere con una vera e propria tragedia: perchè hai scelto una soluzione diversa?

Perché adoro i punti di incontro: il padre rispetta la simmetria ben modellata dalla moglie; la moglie accetta che lui abbia potuto prendere una decisione sui loro figli. E poi sì, poteva finire male.

C’è un altro tema o un argomento che ti piacerebbe sperimentare? Su cosa ti piacerebbe scrivere in futuro?

Il viaggio, è un tema che adoro e che ti apre una moltitudine di combinazioni infinite. Si scrive per viaggiare e si viaggia per poi tornare e scrivere.

L’ultima domanda non può che essere una curiosità letteraria: dicci qual è il libro che ami di più e quello che invece ti è piaciuto di meno.

Viva sempre Antonio Skarmeta e il suo Il Postino di Neruda. Tutti quelli che non mi sono piaciuti erano quelli che non ho finito di leggere: bestemmierò, ma Sulla strada di Kerouac non sono riuscito a finirlo. Magari non era il momento.

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