Ferdinando Silvestri. Alto e basso, quotidiano e trascendente.

di Valentina De Matteis

Ferdinando Silvestri è un fisico, illustratore, scrittore, marito e papà. Nato a Benevento, dopo aver lavorato per qualche anno a Roma come insegnante, è tornato nella sua città natale per seguire una passione e realizzare un sogno: fare il disegnatore di fumetti. Diplomatosi alla Scuola Italiana di Comix, ha collaborato con giornali, pubblicato un racconto, illustrato libri per ragazzi.

L’avventura continua: per con.tempo ha scritto il racconto “Orione e lo Scorpione”. Gli abbiamo fatto qualche domanda “telematica” e questo è il risultato.

 

Ciao Ferdinando, parlaci un po’ di te…

 

Provo a condensare la mia vita in poche battute: l’anno scorso sono entrato negli “anta”, sono sposato, ho una figlia di cinque anni. Amo i fumetti, la lettura, il cinema e la musica. Sono laureato in fisica, ma ora faccio tutt’altro. Qualche anno fa ho lasciato un lavoro a Roma (il cosiddetto posto fisso) per fare il disegnatore di fumetti. Ho qualche pubblicazione alle spalle e l’avventura continua.

 

Come hai scoperto con.tempo?

 

La scoperta di con.tempo è stata del tutto casuale (ma io voglio lasciarmi affascinare dall’aura delle coincidenze…). Un amico ha postato su Facebook un link della rivista. Mi sono incuriosito, ho aperto il link e ho notato che il tema “Una voce di notte” era compatibile con il racconto “Orione e lo scorpione” che stava nel cassetto da qualche mese.

 

“Orione e lo Scorpione” è il tuo primo racconto?

 

No, non è il primo che scrivo. È il secondo che viene pubblicato. Il primo si intitolava “Stralci inediti di cronache celesti” ed è apparso nella raccolta “Oschi Loschi. Storie per attaccar bottone”, edizioni Never Mind.

 

Com’è nata l’idea?

 

L’idea alla base del racconto è nata da un’esperienza di vita reale, quotidiana (anche se ho cercato di costruire per il protagonista un’identità diversa dalla mia, che non fosse una semplice opera di “ricalco”). Come il protagonista del racconto, tutte le sere vado a depositare i sacchetti dell’immondizia nei contenitori della raccolta differenziata, alle spalle del palazzo in cui abito. Accanto a quei cassonetti, a volte, ho goduto di visioni del cielo stellato che mettevano i brividi. Ho cominciato a riflettere su quel gesto banale, legato alla quotidianità, che mi metteva “in contatto” con l’universo sconfinato che circonda il piccolo puntino blu (citando Carl Sagan) che chiamiamo Terra. Intorno a questa relazione tra “alto” e “basso”, “quotidiano” e “trascendente” ho cominciato a elaborare, costruire…ruminare!

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L’amore per il racconto breve da dove nasce?

 

Probabilmente hanno esercitato su di me una fascinazione “terribile” i racconti di Asimov. Un intero universo poteva essere creato (e a volte distrutto) nell’arco di poche pagine. Da un punto di vista grafico si potrebbe fare il paragone con le miniature medievali: raccoglievano un mondo in pochi centimetri quadrati.

Ci piacerebbe entrare nella tua “officina di scrittura”: perché, quando e come scrivi? Hai degli orari, dei luoghi privilegiati? Correggi o cancelli molto?

 

Sento molto forte l’esigenza di raccontare, o meglio, di giocare a fare il creatore. Ogni tanto arrivano delle buone idee, delle felici intuizioni sulle quali comincio a costruire. Alcune di queste idee hanno le caratteristiche per essere sviluppate in forma grafica, altre attraverso la scrittura. In genere la mia voglia di raccontare trova sfogo attraverso il disegno e i fumetti, però sono pure un accanito lettore e mi ha sempre affascinato la possibilità di raccontare attraverso la scrittura. Le idee si presentano alla mente, a volte, con forza dirompente. Sorgono inattese da chissà quali regioni sotto l’Io cosciente. Si potrebbero considerare delle “impurità”, attorno alle quali cominciano ad aggregarsi, a stratificarsi altre idee. Quando il nucleo del racconto ha preso consistenza in maniera quasi autonoma, allora comincia l’elaborazione razionale, quella che poi dà forma compiuta al racconto. Così, quasi per gioco, qualche anno fa ho deciso di mettere su carta idee e immagini che si erano accumulate negli anni, usando le parole invece dei disegni. Ne sono venuti fuori diversi esperimenti di scrittura, alcuni dei quali hanno preso la forma compiuta del racconto.

Non ho orari o luoghi privilegiati per la scrittura. Spesso, quando non posso scrivere, elaboro e rimugino mentre faccio altre cose. Quando finalmente posso sedermi al computer, faccio il “download” di quello che ho pensato.

Correggere e cancellare? È essenziale. La “traduzione” delle idee in forma scritta non può prescindere da un accurato lavoro di analisi, di revisione della forma e richiede numerosi passaggi di riscrittura.

 

La tua scrittura è influenzata da qualche autore in particolare?

 

I miei primi esperimenti di scrittura (e il primo racconto pubblicato) possono essere etichettati con il genere fantascientifico, anche se c’è una dimensione trascendente alla quale non riesco a rinunciare, pur considerandomi fortemente laico. Credo che il substrato fantascientifico “puro” sia influenzato da Asimov e che il versante “trascendente” sia conseguenza della lettura di P. K. Dick. “Orione e lo scorpione” non è un racconto fantascientifico, ma ha anch’esso una sorta di “spinta verso l’alto”. Un autore che considero fondamentale (pur essendo sostanzialmente un saggista) nel mio processo di selezione della materia di cui narrare, è Elémire Zolla (in fondo, lo stavo già citando quando prima parlavo dell’aura delle coincidenze!). La sua “spiritualità laica” mi affascina moltissimo.

 

Nel tuo racconto, mito, astrologia e realtà si fondono ma non si “con.fondono”. Come sei riuscito a muoverti tra tanti temi diversi evitando la “con.fusione”?

 

Credo che, nel mio caso, la materia del racconto nasca dalla passione per i simboli, per la sovrapposizione di significati, potremmo dire per la sintesi. Quando si scrive, però, si mette in atto un processo opposto, che è quello dell’analisi razionale, della separazione. Inoltre, se il “montaggio” è riuscito lo devo ancora a due cose: al mio amore per cinema e fumetti, dove questi meccanismi sono ampiamente utilizzati, e alla bella esperienza di lavoro di revisione fatta insieme all’editor Alberto Di Matteo.

 

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Ti va di fare un gioco?

 

Certo!

 

Sui social network impazza la moda delle nomination per dichiarare pubblicamente i “dieci libri che ti hanno cambiato la vita”. Io nomino te, Ferdinando, ma ti chiedo di elencare i dieci racconti o raccolte di racconti che hanno condizionato la tua scrittura.

 

Va bene, procediamo:

 

1) “Stella imperiale” di Samuel Delany

2) “L’ultima domanda”

3) “Notturno” di Isaac Asimov.

4) “Noi marziani”

5) “Rapporto di minoranza” di P. K. Dick

6) “Conan” di Robert Howard

7) “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino.

8) I racconti del “ciclo di Cthulhu” di H. F. Lovecraft

9) “L’uomo di ferro” di Ted Hughes

10) “Il cacciatore di draghi” di J. R. Tolkien

 

Ultime due domande. Una vorrei rivolgerla a “Ferdinando-scrittore” : se ora avessi dinanzi a te un foglio bianco, cosa scriveresti?

 

Forse proverei un esperimento che già qualche volta ho tentato in passato: scrivere parole, una dopo l’altra, per semplice associazione di idee. Può venirne fuori l’ossatura del prossimo racconto.

 

E l’altra a “Ferdinando-illustratore”: quale racconto o raccolta di racconti della letteratura italiana o straniera ti piacerebbe trasformare in illustrazioni?

 

Ho una forte passione per i miti nordici, quindi sicuramente l’”Edda” in prosa di Snorri Sturluson. Mi piacerebbe illustrare anche “I racconti di Sebastopoli” di Tolstoj. Fermo restando l’orrore per la guerra, da un punto di vista squisitamente grafico, disegnare fortificazioni, cannoni, le diverse uniformi dei soldati russi, turchi, francesi e inglesi sarebbe semplicemente fantastico.

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