Caterina Tua. Un riflesso automatico

di Carlo Benedetti

Caterina Tua, giovane autrice di “Bella di Notte”, suo esordio letterario, ha detto di con.tempo: “siete stati gentili, ma severi; precisi ma accoglienti”. Una delle frasi più belle delle tante, non solo positive, che abbiamo ricevuto in questi mesi. L’abbiamo incontrata in una delle sue giornate piene di libri e scrittura per farci dire di più:

 

Se dovessi raccontarti in tre frasi (un iper-riassunto), quali sarebbero?

 

Poeticamente cinica con un leggero gusto per il tragico. Amo osservare le persone sul tram e immaginare le loro storie. Niente mi rilassa di più dell’odore del mio ciambellone al cioccolato.

 

E le tue giornate? Com’è una giornata-tipo per te in questo autunno 2014?

 

Faccio l’università e in questi mesi sto preparando un esame per la sessione invernale. Le mie giornate cominciano con un tè verde e si snodano tra manuali dalle pagine infinite e il pc. Nelle pause dai libri, scrivo recensioni e articoli per un sito di cinema e serie tv. Anche se mi porta via del tempo, non c’è divertimento più grande per me che riempire un foglio di Word con le mie opinioni e condividerle con i ragazzi della redazione. Se poi la giornata è stata molto stressante, quando torno a casa la sera sento il bisogno fisico di cucinare dolci per svuotare la mente.

 544928_3537377002399_97495193_n

“Bella di notte”, il tuo racconto, potrebbe essere una storia fantascientifica e invece diventa qualcosa d’altro, di più intimo. Come stanno insieme le due cose?

 

L’ambientazione del racconto nasce dal mio interesse per l’uomo obbligato a vivere situazioni estreme e irreali. Mi ha sempre intrigato descrivere momenti in cui i protagonisti sono spinti al limite da agenti esterni. Che sia un’ epidemia, un disastro ambientale, un contatto con una civiltà extraterrestre o la fine del mondo, l’uomo è più interessante quando è davanti all’imprevisto. Credo che sia per questo che nella mia storia lo scenario inizialmente preponderante sembra poi essere secondario: grazie ad esso i miei personaggi possono essere diversi, ma anche simili a noi.

 

Il protagonista del racconto si è scelto una carriera difficile. Un mestiere insieme terribile e altruista. Senza svelarci nulla della trama, come si vive dentro a una contraddizione così?

 

Proprio per l’ambientazione di cui parlavo. Alfredo, il protagonista, pare inizalmente non capire davvero cosa stia facendo. La vera contraddizione che lo lacera non è tanto quella legata al suo lavoro, ma quella tra il dover portare a termine l’impiego e la voglia di fuggire. Si è buttato in questa carriera a causa di un trauma molto forte e grazie a questo lavoro crede di aver scordato il dolore, ma forse non ha considerato tutte le possibilità…

 

È un racconto che hai scritto apposta per noi? Sei una grafomane o, al contrario, scrivi poco, centellinando le parole?

 

Scrivo da quando mi è stato insegnato a fare l’analisi del testo poetico dal mio insegnante di ginnasio. Da quel momento ho realizzato quanta fatica e genialità stesse dietro ai componimenti sia di poesia che di prosa. “Bella di notte” l’ho scritto apposta per la rivista, ma il personaggio di Alfredo camminava accanto a me già da un po’. Questa è stata l’occasione giusta per dergli vita e raccontarlo. Scrivo molto e non solo racconti: spesso scrivo e poi corrego o torno sopra a pezzi che magari ho finito mesi prima.

IMG_0641

Pietro Abelardo – filosofo medievale – diceva: “bisogna prendere speciali precauzioni contro la malattia dello scrivere, perché è un male pericoloso e contagioso”. Sei d’accordo? Perché si scrive? E perché scrivi, tu?

 

Non credo che la scrittura sia contagiosa, anzi, credo che la sua bellezza stia nella capacità particolare di pochi di saper scrivere cose in cui molti possano specchiarsi. Chi scrive davvero lo fa per l’esatto motivo per cui sbatte le palpebre: un riflesso automatico. Io non scrivo sempre per necessità, molte volte è più un piacere privato, come un bagno caldo. Altre volte i personaggi improvvisamente si materializzano nella mia testa e non vanno via sin quando non ho scritto la loro storia. In entrambi i casi, quando scrivo lo faccio per me stessa, mai per un ipotetico pubblico.

 

Si sa che, per scrivere, bisogna aver letto. Molto. Moltissimo. Quali sono le letture che ti hanno segnato? Quelle che ti porti dentro?

 

Ho avuto la fortuna di aver letto, per studio, molti testi classici del teatro greco e credo che niente sia più universale. I classici sono la mia passione, mi sono impegnata a leggere almeno tre grandi classici della letteratura mondiale all’anno. Dall’altra parte sono una patita dei fumetti giapponesi e delle sceneggiatura cinematografica. Se dovessi indicare tre titoli senza i quali non sarei la persona che sono ora direi: le “Operette morali” di Giacomo Leopardi che sono il mio testo sacro, quello a cui torno ogni volta che ho dei dubbi; “Antigone” di Sofocle per il personaggio femminile senza tempo che ha creato; e infine “Il giovane Holden” di Salinger perché sono convinta che ogni scrittore rimanga un adolescente perenne.

 

È la prima volta che un tuo racconto viene pubblicato? Hai partecipato ad altri concorsi, rassegne, festival? Com’è stato lavorare con con.tempo?

 

Si, è la prima volta che un mio lavoro viene pubblicato, anche perché è la prima volta che ne spedisco uno. Come ho detto, non ho mai sentito la necessità di un riconoscimento e quindi non ho mai partecipato a concorsi e simili. Quando ho letto il tema del #numerouno, però, la parola “notte” mi è rimasta in testa per giorni, così ho pensato di scrivere qualcosa e dopo numerose versioni è nata la prima bozza di “Bella di notte”. Lavorare con con.tempo è stata una esperienza formativa e intensa. Grazie allo splendido lavoro degli editor ho imparato così tanto in pochi giorni che alla fine mi sono vergognata della versione del racconto che avevo spedito. Mi è piaciuto confrontarmi sulla forma e sui contenuti del brano, potendo vedere la storia evolversi davanti ai miei occhi. Una bellissima esperienza che vorrei rifare almeno cento volte.

 

Parliamo del futuro. Dove sarà Caterina Tua fra 5, 10 anni?

 

Come il mio protagonista potrei essere legata ad un lavoro che non comprendo a pieno e che non apprezzo. Ma, a differenza di Alfredo, la mia immaginazione e la mia penna spero mi permettano di continuare a essere soddisfatta di me stessa. Continuerò a pormi più domande del dovuto e a cedere facilmente alla maliconia, ma spero di non smettere di inventare storie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *