Giuseppe Paolone. La Sindrome di Gutenberg

di Letizia Spiga

Giuseppe Paolone ha scritto per il nostro #numerouno un racconto pieno di spunti noir. Molisano trapiantato a Firenze, lo abbiamo incontrato per farci raccontare di come scrive, di come legge, e di tutto il resto.

 

Parlaci di te, dei tuoi interessi e della tua formazione.

 

Sono di origini molisane, classe ’81, ma vivo a Firenze da più di dieci anni. Sono laureato in Scienze politiche e processi decisionali. I miei interessi, oltre alla scrittura, sono ovviamente la lettura, ma anche lo sport (nuoto, palestra, pallavolo, ciclismo, corsa…) e la musica (suono la chitarra e la fisarmonica da anni).

 

Quando e com’è nata la passione per la scrittura?

 

È nata con la lettura. Scrivo da relativamente poco, solo quattro anni. Mi considero un portatore sano della “Sindrome di Gutenberg”. Leggo e compro libri senza sosta. Da quando ho iniziato a scrivere soffro anche di “attacchi d’ispirazione improvvisa”, ogni volta che mi viene in mente qualche idea sono costretto a prendere appunti ricorrendo a qualsiasi mezzo: scontrini e pagine di giornale compresi. Spero di guarire, un giorno.

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Come descriveresti il tuo rapporto con la scrittura: è un bisogno personale o uno strumento per comunicare un messaggio?

 

All’inizio la scrittura era un modo per esprimere le mie fantasie e idee, poi è diventata una necessità. Scrivo perché in fondo ho qualcosa da dire, sia a me stesso, sia agli altri. Parafrasando Proust: l’opera dello scrittore è una lente che serve al lettore per osservare il mondo e se stesso in un’ottica del tutto nuova. Io vorrei mostrare ai lettori una realtà più profonda, e diversa, con tutta la sua complessità, anche se mi ritengo un autore dalle sfumature noir.

 

Scrivi quotidianamente o solo nei momenti d’ispirazione?

 

Come Simenon sosteneva, bisognerebbe scrivere tutti i giorni, soprattutto di mattina, lui era rigoroso in questo. Io cerco di emularlo e di farlo con continuità, ma le parole che riesco a mettere assieme quando sono ispirato valgono più di infinite ore passate a fare il correttore di bozze. Si dovrebbe scrivere solo sotto il flusso della creatività, ma è indispensabile lavorare molto sulla forma e lo stile.

 

Vorresti fare della scrittura il tuo mestiere?

 

Prima di concludere il mio primo romanzo noir “Generazione senza fiato”, mi sono posto questa domanda. Ho iniziato a elaborare una risposta non appena ho scoperto che ero capace di scrivere anche racconti brevi. In attesa che le case editrici si pronuncino, non posso fare altro che crederci davvero e lavorare sodo.

 

Il racconto che ci hai inviato, ‘Notte di pioggia a catinelle’, è stato scritto appositamente in base al tema che con.tempo aveva proposto, oppure era chiuso in un cassetto?

 

L’argomento che avete proposto per il #numerouno di con.tempo ha scatenato una “tempesta creativa” nella mia testa. Per “colpa” vostra ho scritto cinque storie sul tema e alla fine ho scelto questo racconto ispirato dalla filastrocca riportata nel titolo. Era la mia “voce di notte” che avevo in mente da alcuni giorni. Non avevo mai scritto seguendo un tema ben definito, è stata una vera sfida per uno scrittore in erba come me.

 

Nella stesura di questo testo ti sei ispirato a qualche scrittore in particolare?

 

Gli spunti sono arrivati con relativa facilità, ho scritto il racconto in una sera senza cercare l’influenza di uno scrittore in particolare, e alla fine mi sono ritrovato a pensare a Edgar Allan Poe. C’è sempre di mezzo lui quando penso a racconti di questo genere.

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Il protagonista del racconto è un personaggio estremamente razionale e scettico. Ti rispecchia?

 

In parte sì, anche se nel racconto il protagonista utilizza la razionalità e lo scetticismo per mascherare i propri timori. Spesso si crede che i nostri limiti siano dettati dal mondo che ci circonda, ma, in fin dei conti, siamo noi a crearci delle barriere mentali che ci ostacolano. A volte le nostre convinzioni non ci permettono di vedere alternative valide per risolvere i problemi quotidiani e, quando ci troviamo davanti a una situazione critica, non abbiamo le risorse per uscirne.

 

Che cosa pensi dell’esperienza che stai vivendo insieme a con.tempo?

 

La ritengo una vera occasione per gli scrittori emergenti. Non si tratta solo di presentare una rivista o dei racconti, qui si parla anche di editing e di confronto con chi la scrittura la mastica per professione. È un passaggio fondamentale per chi è agli inizi. Firenze ha bisogno anche di queste iniziative per continuare a essere ‘patria della cultura’.

2 thoughts on “Giuseppe Paolone. La Sindrome di Gutenberg

  1. Conosco Beppe, quindi Si, ogni mia parola è influenzata dall’affetto e dalle esperienze condivise insieme. Ció non toglie che si meriti il mio incoraggiamento per la strada che ha deciso di percorrere. Sono testimone della passione e dedizione che lo trasportano. Avanti cosí! Complimenti anche a Con.tempo, laboratorio creativo che accende i riflettori sui giovani di valore.

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