Fabio Taffurelli. Storie utili e scrittori inutili

di Federico Fastelli

Fabio Taffurelli, milanese, classe ’84, grande appassionato di tennis, musica e fotografia. Per con.tempo ha realizzato il racconto Tra lancio ed impatto. Noi gli abbiamo rivolto qualche domanda sullo scrivere e sulla scrittura:

 

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Ci racconti qualcosa di te come scrittore? Qual è il tuo approccio alla scrittura? Quando e perché scrivi? Hai riti scaramantici da rispettare?

Scrivere mi è sempre piaciuto, fin dai tempi dei temi in classe alle elementari, medie e superiori. È una passione che è stata sempre presente, anche quando la priorità era suonare la chitarra, o fare fotografie. Negli ultimi anni mi sono concentrato esclusivamente sulla scrittura. Non ho rituali o procedure, e forse dovrei trovarne per essere più regolare. A dare il via è sempre una sensazione, un flash o una semplice immagine a cui mi piace girare intorno per studiarla e vedere cosa ne esce.

 

Esiste un attimo prima del confine dello “scrivere”?

Certo. Può durare un istante, un giorno o anche di più, ma credo sia quel momento nel tempo in cui l’ispirazione si solidifica, i contorni si fanno più netti e quello che si prova diventa qualcosa di concreto che si può prendere e plasmare.

 

L’esperienza di con.tempo cerca di proporre, in un’epoca ormai, come dire, “velocizzata”, l’idea di una “contemporaneità lenta”. È una proposta inattuale?

Lo è, ma forse è per questo che si sente il bisogno di un’idea di questo tipo. Si legge sempre di meno, sempre più in fretta, basti pensare ai 140 caratteri di Twitter, o tutto quello che ci capita sotto gli occhi sui vari social network. Non manca il tempo per leggere, manca il “prendersi del tempo”.

 

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Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana, e in particolare di quella relativa alla narrativa?

Sono stato di recente al Salone del Libro di Torino, e non riesco proprio a essere pessimista. È vero che i numeri parlano chiaro, ci sono pochi lettori in Italia. Ma, guardando il bicchiere mezzo pieno, quei pochi che ci sono, sono di qualità, e lo dimostra una fiera come quella torinese, sempre piena di novità editoriali interessanti. Il problema, a mio avviso, e lo dico con la pretesa di uno “scrittore”, è che scriviamo troppo e leggiamo troppo poco.

 

C’è qualche lettura che ti ha particolarmente influenzato per la stesura del tuo racconto?

Più che di letture ispiratrici, è la visione di numerose partite di tennis, oltre al fatto di giocare settimanalmente, ad avermi ispirato. È uno sport così legato all’aspetto mentale che si presta benissimo alla forma del racconto. Per quanto riguarda lo stile, anche se suonerà presuntuoso, la capacità analitica di David Foster Wallace di saper leggere i numerosi livelli della realtà senz’altro mi ha influenzato non poco.

 

Lo scrittore, sosteneva Giorgio Manganelli, decide in primo luogo di essere inutile. Sei d’accordo?

Ammetto di non conoscere la citazione, ma mi trovo d’accordo: lo scrittore è e dovrebbe essere sempre inutile o fine a se stesso, mentre sono le storie, i personaggi e le emozioni trasmesse ad avere un’utilità tutta loro e permanente.

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