I racconti del Salone Internazionale del Libro di Torino

di Carlo Benedetti

Se vi piace leggere e non siete mai stati al Salone del Libro di Torino, fatevi un regalo: prenotate per l’anno prossimo. Mentre in tutta Italia i lettori, le librerie e gli editori sono depressi, in crisi, con vendite in calo, accerchiati dal 54% di cittadini che non legge neanche un libro all’anno, al Salone si entra in un altro mondo: +3% rispetto al 2013 e nuovo record assoluto di 340.000 visitatori; +10% di vendite; +15% di pubblico agli eventi. Insomma, un successo.

 

Benché a volte si senta un brivido che ci ricorda come le riserve indiane non abbiano mai funzionato granché, noi scegliamo di ignorarlo e non pensare a nulla se non a goderci i libri che a migliaia ci guardano dai tavoli delle centinaia di case editrici. E, come c’era da aspettarsi, ci concentriamo sulle raccolte di racconti che sono difficili da trovare in mezzo ai moltissimi romanzi.

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Julio Ramón Ribeyro è la prima scoperta con il suo “Solo per fumatori” – edizioni la Nuova frontiera. Scrittore Peruviano o meglio, latinoamericano, è uno dei pilastri del realismo urbano. Questa raccolta prende il titolo da uno dei suoi racconti che inizia così:

 

“Pur non essendo stato un fumatore precoce, da un certo punto in poi la mia storia si confonde con quella delle mie sigarette”

 

I fumatori sanno quello di cui si parla.

 

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Giovanni Russo, invece, è un giornalista e scrittore di Salerno che negli anni ’50 raccontava un Italia meridionale diversa, di emigranti, di contratti a termine ogni tre mesi, di paghe da fame e difficoltà combattute giorno per giorno. Il suo “L’Italia dei poveri” – Hacca edizioni sembra ricordarci come il futuro non sempre sia così diverso dal passato se non lo sorvegliamo attentamente.

 

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Ma, per non peccare di snobbismo, dobbiamo per forza raccomandare questo bel volume di Guanda, “Tutti i racconti” di Luis Sepúlveda che ce lo spiega così:

 

“Dopo aver buttato via moltissimi racconti che mi sembravano scritti da un secondo Cortázar, meno bravo di lui, mi decisi a raccoglierne alcuni in un libro. E lì imparai che il genere che più mi piaceva, quello in cui mi sentivo più a mio agio, era il genere più difficile: il racconto breve.”

 

Tutti i racconti in un unico volume ci fanno fare un viaggio straordinario negli universi di questo scrittore dalle pennellate precise, dai paesaggi diversissimi. E ci permette di gustarne le evoluzioni e le capriole nel corso degli anni.

 

Ma, ecco, se doveste portarvi via un solo nome, un solo libro, da questo articolo, portatevi via Romain Gary: nato a Vilnius, morto a Parigi, combattente per la liberazione, diplomatico, scrittore, imbroglione di prima grandezza (si inventò Émile Ajar, scrittore di successo, e pubblicò quattro romanzi, vincendo il premio Goncourt e facendolo impersonare dal genero), dongiovanni indefesso che ammirava la stabilità della coppia. Insomma, un interprete perfetto della complessa variabilità di quel secolo assurdo che è stato il ‘900.

 

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“Una pagina di storia e altri racconti”- Neri Pozza è una raccolta di storie che fanno i conti con i sogni, le ambizioni e le realizzazioni di un Gary che aveva appena lasciato la carriera diplomatica. Personaggi sempre un po’ di lato, eccessivi, dall’origine sbagliata o sconveniente, finiscono per sfiorare dei naufragi definitivi e tirarsene fuori, a volte, solo per errore. Ma più di tutto, la prosa di Gary è il vero motore di questi racconti: immaginifica e asciutta, come un sogno lucido, capace di caratterizzare ogni personaggio, ogni luogo, con il sapore delle parole. Se non si è ancora capito, a noi Gary piace. Tutto.

 

E per finire, visto che ormai la giornata al Salone è quasi conclusa, vi proponiamo “Martini Eden” – Nutrimenti Edizioni. Se è vero che il riferimento a Martin Eden del buon Jack London non è originalissimo, i racconti sono divertenti e parlano tutti di alcool. O meglio, di Martini e di come, a un bancone di un bar, possa succedere di tutto. Sono racconti da aperitivo, per così dire.

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Nei prossimi giorni vorremmo raccontarvi le case editrici che difficilmente trovate nelle librerie di catena, o a volte anche in quelle indipendenti, ma che secondo noi sono molto più interessanti di tutta la robaccia che straborda dagli scaffali. Perché, grazie al cielo, al Salone di Torino c’erano anche loro.

One thought on “I racconti del Salone Internazionale del Libro di Torino

  1. Grazie per questa immersione traboccante nei libri di Torino. Si ha l’impressione di averne un grande fascio in mano, mentre ci scivolano e rotolano via, e noi a rincorrerli divertiti con l’aria fresca sulla faccia. Come una volta. Come da bambini.

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